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martedì 11 dicembre 2012

“Le epigrafi commemorative di Pisa”, il libro di Maurizio Villani.



Una ricerca che non ha uguali, un materiale in grado di riscrivere la storia di Pisa". Non più solo oggetto di sguardi distratti, ma censite con una ricerca certosina in ogni angolo, piazza e strada del territorio del Comune di Pisa. Trecentocinquanta epigrafi, ovvero tutte le lapidi e le iscrizioni visibili dalla pubblica strada, incluse quelle di porticati e interni di palazzi pubblici, sono state l'oggetto di una ricerca, di una mappatura che, quando ne fu informato dall'autore, il noto studioso di sociologia e del fenomeno religioso nonché appassionato cultore della storia di Pisa monsignor Silvano Burgalassi non esitò a definire ineguagliabile. Un materiale che oggi l'autore di quell'immenso lavoro, Maurizio Villani, ha reso disponibile a tutti, dallo storico all'appassionato della storia di Pisa, trasformandolo nelle pagine del libro Le epigrafi commemorative di Pisa, frammenti di storia scolpiti sulle case, sulle chiese e sui monumenti sparsi per le vie della città pubblicato in questi giorni da Felici Editore.
A presentare il nuovo volume, venerdì 7 dicembre, coordinati dal giornalista Renzo Castelli, il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, il presidente della Provincia di Pisa, Andrea Pieroni, l'arcivescovo all'Arcidiocesi di Pisa, Giovanni Paolo Benotto,  l'assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Pisa, Andrea Serfogli, lo storico Alberto Zampieri e l'autore Maurizio Villani. Nel corso della ricerca sul territorio che portò alla pubblicazione del suo precedente volume Le madonne di Pisa, Villani preparava già la sua pubblicazione successiva. "Ogni qual volta trovavo una lapide – afferma l'autore  - la fotografavo e ne annotavo l'ubicazione, ma questo interesse viene da più lontano". Fin da bambino Villani prima ancora che imparasse a leggere notava quelle "strane pietre" e fantasticava  sulle storie che gli avrebbero potuto raccontare. Una passione che durò negli anni, fin dopo la laurea in ingegneria. "Fu allora – precisa Villani - che decisi di raccogliere tutto il materiale esistente in letteratura, che mi sarebbe servito dopo la ricerca capillare, strada per strada sul territorio". Poi durante il censimento territoriale cercò di non tralasciare nessuna lapide antica o moderna controllando tutte le vie del Comune di Pisa e organizzando l'archivio secondo una metodologia scientifica, sicura.  
Nel libro le epigrafi sono state ordinate cronologicamente secondo l'anno in cui si è svolto il fatto commemorato e suddivise in sette capitoli corrispondenti ad altrettanti periodi storici:  33 lapidi per il capitolo su "Pisa Repubblica marinara (1000 – 1313)", 10 per quello su "Epoca delle signorie (1314 – 1405)", 62 per il capitolo su "Governo mediceo (1406 – 1736)", 56 per quello su "Governo lorenese (1737 -1859)", 81  per il capitolo che spazia "Dall'Unità d'Italia alla fine della prima guerra mondiale (1860 – 1918)", 55 per quello su "Il primo dopoguerra e la seconda guerra mondiale (1919 – 1945)", 53 per quello su "Il secondo dopoguerra e il periodo contemporaneo (1946-2012)". Per ogni lapide o iscrizione censita è stata dedicata una scheda composta dall'anno in cui si è svolto il fatto, da un approfondimento sull'evento commemorato, da riferimenti bibliografici, dalla foto di dettaglio della lapide e, talvolta, del contesto in cui è localizzata, dalla trascrizione con l'indicazione della lingua e dalla traduzione in caso di latino o spagnolo.
Una traduzione assolutamente necessaria anche perché,  come ha sottolineato  l'arcivescovo Benotto, "fino ad un certo periodo le lapidi sono tutte scritte in latino e il latino non lo sa più nessuno". Un elemento che contribuisce a rendere "questa raccolta molto preziosa  anche sul piano dello studio". Inoltre molte lapidi, come quelle nel Campo Santo "sono difficilmente leggibili – ha proseguito l'arcivescovo di Pisa - e comunque anche se sono leggibili non sono interpretabili". Da questo libro "viene fuori una bella fetta di storia ecclesiale di Pisa". Per l'arcivescovo di Pisa "lapidi e iscrizioni rimandano a quel desiderio che ognuno si porta dentro di voler come "sopravvivere" allo scorrere inesorabile del tempo che progressivamente assorbe e lava via i segni del nostro passaggio su questa terra. E per questo ci si affida alla pietra, al marmo e al bronzo, alla ricerca di qualcosa che non solo registri ma trasmetta ai posteri la memoria di ciò che è avvenuto in un tempo che si allontana sempre di più, permettendo così di capire, attraverso i secoli, il perché e il come certi fatti si sono svolti, impedendo agli stessi di dileguarsi nell'ombra".
Per il presidente della Provincia Andrea Pieroni "vi è una perdita di identità collettiva nel momento in cui non ci ritroviamo più disponibili a sostare nella memoria, ad abitare la nostra storia attraverso lo scorrere degli eventi raccolti in frasi, dediche, sentenze, lapidi, monumenti". Si tratta di un libro che "ha anche un valore didattico, oltre a quello informativo e divulgativo, e dovrebbe essere adottato nelle scuole". Un'opera che per l'assessore Andrea Serfogli "rappresenta anche una guida per la conoscenza e la visita della città" oltre che un utile strumento "per far sì che queste lapidi possano essere conservate e restaurate".  Per il sindaco Marco Filippeschi è un libro sorprendente, "un materiale vivo" capace di "rivelarci un aspetto di Pisa che ci è quotidianamente sotto gli occhi e che può essere distrattamente osservato come qualcosa a cui siamo abituati. Può aiutarci ad avere anche un modo più lento, più meditativo di vivere la città. Ma può anche essere letto come un avvincente repertorio di storia e di arte in un arco di storia pisana che va dalla fondazione del Duomo all'inaugurazione, il 20 ottobre 2011, di corso Italia rinnovata". 
Enrico Stampacchia

Fonte:  http://www.pisainformaflash.it/notizie/dettaglio.html?nId=12413

martedì 17 aprile 2012

Le sale consiliari dei Comuni della provincia di Pisa pubblicazione di Riccardo Buscemi e Massimo Olivati a cura dell’associazione culturale il Mosaico.

Quaranta sale “bellissime” non solo e non necessariamente per il loro valore artistico. Luoghi di esercizio di democrazia, luoghi di decisioni che “riguardano più da vicino la comunità locale”. La pubblicazione Le sale consiliari dei Comuni della provincia di Pisa di Riccardo Buscemi e Massimo Olivati a cura dell’associazione culturale il Mosaico è “dedicata a tutti i consiglieri comunali e provinciali della provincia di Pisa, un omaggio al loro faticoso impegno”. Rappresentanti delle istituzioni locali che per Buscemi sono in carica “per spirito di servizio” e non perché “privilegiati”. Per Andrea Pieroni, Presidente della Provincia di Pisa, e Consuelo Arrighi, presidente del consiglio provinciale, in una breve presentazione alla pubblicazione “in un’epoca che troppo spesso identifica i luoghi della politica nelle “stanze del potere” e dove la metafora del “Palazzo” costituisce ormai un luogo comune negativo del linguaggio corrente, le Sale del Consiglio sono un’immagine da valorizzare e proporre, come in questa pregevole guida, proprio per riaffermare quali debbano essere i contesti della nostra partecipazione alla vita democratica (…). Queste sale sono le “stanze” della vera politica, parte viva delle nostre Comunità”.
L’idea della pubblicazione avvenne in seguito ad una foto della splendida sala delle Baleari, sede del consiglio comunale pisano. Buscemi, in esplicito disaccordo con chi ritiene che far  politica a livello locale significhi appartenere ad una casta, come regalo natalizio ai colleghi consiglieri (e ad assessori e Sindaco) precedente alla scadenza amministrativa, volle ricordare il luogo della loro esperienza in consiglio comunale. Fece così fotografare al collega di lavoro Massimo Olivati una veduta panoramica della Sala delle Baleari di palazzo Gambacorti, sede del Comune dal 1689 (sebbene costruito tre secoli prima). “L’aula con soffitto a cassettoni, è dominata su tre lati dal ciclo di affreschi rievocante l’epopea pisana”. Sulla sinistra “la conquista delle Baleari”, impresa compiuta dalla Repubblica pisana nel 1115, dipinta nel 1663 dal napoletano Giacomo Fardelli. “La scena rappresenta la partenza della moglie e del figlio del re deposto della potente isola di Maiorca, condotti prigionieri a Pisa per abbellire il trionfo della Repubblica”. Sul lato opposto “L’impresa di Sardegna”, compiuta dai pisani nel XI secolo, dipinta sempre da Fardelli. “Una bella donna, Pisa vincitrice sta per ricevere la corona di regina dell’isola da parte della Sardegna, dipinta nelle vesti di una donna inginocchiata in atto di renderle omaggio”. Il terzo affresco sulla parete parallela alla balaustra che divide i consiglieri dal pubblico è “L’espugnazione di Gerusalemme”, episodio storico avvenuto nel 1099, dipinto dal fiorentino Cesare Dandini. “I tre affreschi sono inseriti in un’austera quadratura pittorica del fiorentino Luca Bocci, che sulla quarta parete, che fa da sfondo ai banchi della Presidenza del Consiglio e della Giunta, ha dipinto una vistosa croce pisana tra e due grandi finestre da cui la sala prende luce”.  
“Quella bella veduta della sala delle Baleari è inserita adesso – precisa Buscemi –  in questa pubblicazione”. Successivamente era nata “in me la curiosità di sapere come potessero essere le altre sale consiliari della provincia di Pisa, soprattutto dei Comuni più piccoli”, ed era cresciuta “la voglia di vederle e l’idea di fotografarle, di conoscerne brevemente la storia, di farne un libro”. Una pubblicazione in cui ad ogni capitolo corrisponde uno dei trentanove Comuni della provincia di Pisa (e la stessa Amministrazione provinciale) con la fotografia della sala consiliare ed una descrizione sia di essa che del palazzo che la ospita oltre a brevissimi cenni storici sul Comune.
“In tempi – sottolineano il Sindaco di Pisa Marco Filippeschi e il Presidente del Consiglio comunale di Pisa Titina Maccioni - in cui sembrano prevalere atteggiamenti di critica indistinta e generica verso la politica (…) il luogo, la sala della democrazia cittadina acquista un rilievo particolare. Ci ricorda che la trasparenza, la partecipazione, il libero confronto tra le posizioni, sono la via maestra per affrontare i problemi del nostro tempo e creare fiducia nella democrazia e nel futuro”.
Enrico Stampacchia