indice

Visualizzazione post con etichetta narrativa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta narrativa. Mostra tutti i post

domenica 16 giugno 2013

Luminara in Giallo. Dodici racconti nella notte di San Ranieri

La città si preparava alla festa; a frotte, verso sera, i pisani rientravano dal mare intasando il viale e la Bigattiera. La luminaria era cascata di domenica, non restava che il consueto bagno di sole e di folla a Marina e Tirrenia (…) ma verso sera, come rispondendo ad un richiamo ancestrale, l’ordine mai pronunciato, ma universalmente percepito era chiaro: tutti a casa, doccia veloce e poi, via, sui lungarni. Pisa esponeva in faccia al fiume la propria “biancheria”. Terrazzi e finestre ornate attendevano la cerimonia dell’accensione dei lumi, per ostentare la loro centenaria storia e per specchiarsi in Arno”.
Mancano poche ore alla Luminaria 2013, ma prima ancora che sia divenuta realtà è diventata protagonista di una, anzi di dodici brevi fiction. A descriverla in uno dei dodici racconti di Giallo pisano -Effetto Luminaria (Felici Editore) è Sergio Costanzo. Dopo Giallo pisano uno, due e tre, in attesa del numero quattro, un fuori serie sulla notte più magica che si viva a Pisa, la notte di San Ranieri. Dodici storie, frutto di dodici sensibilità, e altrettanti stili narrativi raccolti in un nuovo volume che fa già parte del Giugno Pisano. Presentato al pubblico giovedì 13 giugno all’Auditorium del Centro Espositivo Museale SMS oltre che dagli autori da Renzo Zucchini, curatore della collettanea e da Marco Filippeschi, Sindaco di Pisa, brani di ognuno dei dodici racconti saranno letti dagli autori domenica 16 giugno dalle 20, alla libreria Blu Book.
“L’idea di scrivere racconti tutti incentrati sulla luminaria – ha sottolineato Zucchini alla presentazione al Centro espositivo Sms – è nata l’anno scorso nel salotto letterario di Maria Angela Casarosa. Abbiamo poi ottenuto l’approvazione e il sostegno dell’amministrazione comunale. Ringrazio il sindaco Filippeschi che, apprezzando da subito l’idea, ha voluto inserirla nel calendario delle manifestazioni ed eventi del Giugno Pisano 2013”. Zucchini precisa che “alcuni racconti seguono lo schema del poliziesco classico, altri vanno per schemi propri verso finali in ogni caso a sorpresa, alcuni stanno rigorosamente nel tema, altri sono utilizzati anche per parlare d’altro, di storia, quella vera, o di costume, senza che la digressione diventi pesante, anzi, scoprendo che questa è funzionale alla vicenda narrata, o al protagonista che la anima. Pisa è una piccola grande città, con tante anime, che la letteratura può raccontare. Questa è la nostra ambizione”.
Nel primo racconto “Il killer dei cavalli colpisce ancora” l’autrice Cristiana Bruni si ricollega ad una vicenda realmente accaduta nella metà degli anni Ottanta quando diciotto cavalli vennero uccisi nelle scuderie del centro ippico di Barbaricina, una storia di torbidi interessi, di gelosie, di rivalità. Nella fiction, narrata alla vigilia della luminaria 2013, questi episodi si ripresentano e attraverso questo racconto, che vede tra i protagonisti l’ormai noto vicecommissario Filangeri, l’autrice descrive il mondo poco conosciuto del “paese dei cavalli” ma anche una vicenda privata. Segue il racconto “Quattro vite”di Sergio Costanzo come sempre abilissimo nelle descrizioni, tanto quelle storiche che quelle attuali, della città. Il finale è sorprendente ma per Zucchini anche se “non politicamente corretto” è “quello che la maggior parte dei lettori auspicano”. Il terzo racconto è di Raffaele Damiani, esordiente nell’antologia di giallo pisano, e si intitola “venerdì 17”. Come sostiene Zucchini nell’introduzione al volume si tratta di “un caso balordo di balordi” costruito grazie anche alle conoscenze acquisite dall’autore, nella vita professionale, per trent’anni, funzionario di polizia.
Segue il racconto di Ubaldo De RobertisContro il monaco”. Se l’alchimia fa da sfondo al racconto di un autore che ha lavorato per anni nel settore chimico, attraverso la prossemica, la scienza che studia i gesti, il comportamento, lo spazio e le distanze all'interno di una comunicazione, sia verbale che non verbale, siamo in grado di individuare l’assassino potenziale. Magistrale il quinto racconto scritto da un altro esordiente dell’antologia, ma che ha già pubblicato numerosi libri, Franco Donatini. In “Tutta colpa di San Ranieri” l’autore mette in evidenza il confine quanto mai labile tra incidente e omicidio. Andrea Falchi è la terza new entry. Autore del racconto “La burla di San Ranieri”, Falchi, in uno stile rigorosamente poliziesco, utilizza uno scaltro personaggio già comparso in altri racconti pubblicati, il commissario Silvestri, molto capace nell’utilizzare il suo intuito. Una semplice assonanza di nomi gli permetterà di risolvere il caso. 
Quarto ed ultimo nuovo acquisto all’antologia Gian Cosimo Grazzini che con il suo racconto “Il delitto di san Ranieri” descrive un caso dai cento moventi possibili legati però ad un unico elemento: il modo di esecuzione. I “Lumini dispettosi” di Francesca Padula erano gli stessi che proprio “non volevano rimanere accesi”. Tuttavia il motivo non sembra essere quello più scontato,  una naturale serata ventosa. L’autrice avvolge il racconto in un’atmosfera di magia. Esilarante il racconto di Pierantonio Pardi, “Omicidio a San Ranieri”. Si tratta di una cena con delitto, una di quelle che l’autore non sembrerebbe apprezzare molto. A giudicare almeno dalla frase che mette in bocca ad uno dei principali protagonisti del racconto: “Queste cene con delitto sono proprio una grande c.!”
Per bacco” è  il racconto di Arianna Taddei. Il vino sarà strumento e in parte anche movente di un complicatissimo delitto. L’eroe del racconto di Paolo Terreni, “Il professore e il cadavere nel cassonetto”, sarà il solito professor Gianni Valenti. L’ultimo racconto, “Tentato omicidio di spalletta”, di Renzo Zucchini, ripropone, come scrive lo stesso autore, “un giustiziere “fai da te” sempre più in rotta con devianze e vezzi idioti della modernità, e lo cala dentro l’evento della luminaria, dove succede di tutto o praticamente niente, a seconda che si condivida o meno il suo modo un po’ schizzato di percepire la realtà e di affrontarla”.
“Da questi racconti – ha commentato Filippeschi – si vede che c’è un grande amore per la città e questo fa piacere. E’ bella questa serialità e specializzazione, come anche la scelta di aver titolato l’habitat dei racconti ad una manifestazione storica come la luminaria. E’ un’iniziativa che ben arricchisce il cartellone del Giugno Pisano e contribuisce a creare il clima giusto. Pisa quando si tratta di cultura dà risposte eccezionali”
Enrico Stampacchia

giovedì 22 novembre 2012

Il fiume si rise Ovvero quando Leonardo Da Vinci tentò di deviare il corso dell'Arno...e clamorosamente fallì. Intervista all'autore del libro

“...ma il fiume si rise di chi gli volea dar legge e seguitò a correr nel suo grand’alveo come prima.”   L'oggetto del "riso" narrato nel XVIII secolo da Antonio Muratori fu nientemeno che il grande Leonardo. Sì, proprio lui che tra i tanti meriti annoverò, suo malgrado, quello di allietare i pisani anche nello scherno. I tentativi di sconfiggere militarmente Pisa che si era ribellata al dominio di Firenze stavano fallendo. Così i fiorentini ne provarono di tutte anche quella di lasciare i pisani all'asciutto, senza il loro fiume. Il progetto di deviare  il corso dell'Arno da Riglione verso Stagno fu commissionato a Leonardo Da Vinci che, pur predisponendolo nei minimi dettagli, sbagliò i calcoli, fallì miseramente e il fiume "seguitò a scorrere nel suo grand'alveo come prima". Tuttavia da oggi "il fiume si rise" non è più solo una dotta citazione delle cronache settecentesche ma anche il titolo del  nuovo romanzo di Sergio Costanzo che ha come sottofondo storico proprio la vicenda nata in seguito alla discesa in Italia, nel 1494, del re di Francia Carlo VIII: la ribellione dei pisani al novantennale dominio fiorentino. Una delle prime guerre di popolo in cui per un quindicennio a fronteggiare un esercito di mercenari c'erano cittadini umili, i pochi pisani rimasti in città dopo quasi novant'anni di dominazione fiorentina. Una ricostruzione storica effettuata sulla base di cinque diversi documenti ricomposti come pezzi di un puzzle dall'autore. Il libro uscirà sugli scaffali delle librerie in occasione del Pisa Book Festival.
A presentare venerdì 23 novembre alle ore 18.30 presso la Sala Fermi del Pisa Book Festival il nuovo romanzo storico di Sergio Costanzo Il fiume si rise pubblicato da Linee Infinite Edizioni, oltre all'autore, il Sindaco di Pisa Marco Flippeschi e Renzo Zucchini. Un libro ricco di descrizioni della Pisa dell'epoca: urbanistica, vita quotidiana, storia locale e non solo fanno da sfondo alle vicende della famiglia del protagonista Clemente Biccoli e rappresentano anche un efficace strumento di conoscenza in quanto gli episodi storici si ricordano meglio se raccontati attraverso le vicende umane. Un grande regalo alla città di Pisa di cui parliamo con l'autore Sergio Costanzo che sta gia lavorando ad un nuovo romanzo storico sulla vita di Vincenzo Galilei, il padre di Galileo.

Dopo il successo di Io Busketo il romanzo sulla costruzione della cattedrale di Pisa un secondo romanzo storico su Pisa. Si passa però dal periodo di massimo splendore a quello di massima miseria. Un contrasto estremo, ma è una scelta voluta?No, l'intenzione non era quella di passare dalle stelle alle stalle. Ho voluto indagare e far luce su un periodo che io per primo conoscevo poco. E' stato un atto di rispetto nei confronti di Pisa. Tra l'altro ho cercato anche di capire il motivo per cui si nasce così antifiorentini.

Ragioni storiche soprattutto?
Sì e molto radicate. Pisa dopo essere stata conquistata, non militarmente ma con l'inganno, nel 1406 da Firenze subì un secolo e mezzo di barbarie e sopraffazioni. I fiorentini non l'avevano conquistata per dominarla economicamente, non erano interessati alle sue potenzialità ma solo a farla fuori, ad annientarla. Il loro primo provvedimento fu l'abolizione del diritto di approdo al porto per far morire la città. Sarà solo negli anni Sessanta del Cinquecento con il Granduca Cosimo I e la fondazione dell'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano che ci sarà una radicale inversione di tendenza. Così in occasione  della discesa in Italia del re di Francia Carlo VIII nel 1494 per reclamare il regno di Napoli, osteggiata da Firenze, i pisani si ribellarono e iniziò una guerra d'assedio che durò quindici anni.

E' qui che inizia la vicenda narrativa del tuo romanzo che in fondo è anche un'occasione per  aprire una finestra sulla storia, con largo spazio a descrizioni sulla topografia, sull'urbanistica e più in generale sulla vita a Pisa in quel periodo...
Quello è stato un periodo di passaggio. L'azzeramento delle case torri stava già dando a Pisa l'aspetto odierno. La dominazione fiorentina non aveva lasciato intatta la struttura della città nel periodo di massimo splendore.  Nella narrazione ci sono rimandi a quello che i fiorentini hanno fatto nel corso della dominazione. A volte erano gli stessi pisani esuli che incendiavano le proprie case per non dover pagare le tasse a Firenze.  

La tua scelta è però, come già in Io Busketo, anche un modo per valorizzare la storia delle persone più umili e non solo quella dei grandi personaggi...
Nella storia sarebbe giusto parlare di quei milioni di persone di cui non si parla mai. Quando ci fu bisogno il popolo si mosse e divenne protagonista. Con questo libro volevo scrivere un libro pisano e partigiano. Anche da questo punto di vista non è casuale la scelta del contesto storico. E' proprio in quello  del mio nuovo romanzo che è preminente l'importanza degli umili. Con la dominazione fiorentina, che ha fatto emigrare tutte le grandi famiglie, se non fossero rimaste le famiglie povere Pisa avrebbe fatto la fine di Cartagine. Non ci sarebbe stata più storia pisana. Anche nella storia di Busketo c'è tanta storia di popolo ma è nella sofferenza che si misura la forza di un popolo.   

Il contrasto che hai messo in evidenza è anche quello della lotta tra un esercito fiorentino di mercenari ed uno di popolo. Così facendo si può dire che hai voluto inquadrare questa guerra tra pisani e fiorentini in un contesto che va ben al di là dei confini di una storia eminentemente locale? Sì, basti pensare che Niccolò Macchiavelli, il responsabile militare della guerra contro Pisa, in un carteggio con un amico esprime un giudizio di apprezzamento nei confronti dei pisani in quanto hanno capito come sia importante per la difesa l'esistenza di un esercito di popolo. Così colui che è considerato il padre fondatore dell'esercito italiano, sposa talmente tanto l'organizzazione dei pisani che proprio su tale modello riesce a creare battaglioni di coscrizioni. 

C'è un'altra differenza rispetto al tuo romanzo precedente: l'unico documento storico che avevi a disposizione era la lapide sepolcrale nel Duomo, mentre in questo caso hai fatto emergere documenti poco conosciuti. Tra questi ci sono stati anche degli inediti?
I documenti non erano inediti, ma molto frammentari perché su di essi non era mai stato fatto un lavoro. Per me è stato come ricomporre tanti pezzi di un puzzle. La storia di queste vicende non si conoscevano molto. Per fortuna sul periodo della guerra tra e pisani fiorentini ho potuto lavorare su cinque documenti.

Quali?
I due più importanti sono le cronache  di Giovanni Portoveneri e quelle di Carlo Vaglienti, un commerciante di origine fiorentine. Vaglienti non capisce i motivi di questa guerra, per le sue origini subisce dei torti e racconta gli avvenimenti con giudizi negativi. Fortunatamente per motivi sconosciuti ci ha lasciato giorno per giorno tracce di quel che è successo. Ci sono poi i giornali degli accampamenti militari che documentano tutti gli scontri e che sono quello fiorentino, quello veneziano e le lettere di Macchiavelli. Nel romanzo poi lo stesso episodio viene rivisto interpretato e riproposto in cinque modi diversi.

Contrasti e diversi punti di vista sono una chiave di lettura fondamentale nel tuo romanzo. Perché? 
Quando scrivi un romanzo storico ti riferisci soprattutto alla relazione umana. In questo romanzo volevo descrivere i sovvertimenti delle regole durante il tempo di guerra. E' quindi un libro che parla di contrasti, di spiriti combattuti tra il senso del dovere e l'aspirazione ad una vita normale. Anche all'interno della famiglia i contrasti sono all'ennesima potenza.

E della Pisa di oggi cosa ne pensi? Vedi qualche miglioramento? Si sta iniziando a riappropriare anche della sua identità storica?Si sta andando verso una tendenza a riscoprire le identità e questo avviene anche grazie a opere in via di realizzazione come la risistemazione dell'antica cinta muraria. Pisa, però, continua a soffrire di una mentalità che non ama il rischio. Anche tra i cittadini c'è un forte senso di deresponsabilizzazione che probabilmente deriva dal lungo periodo di sudditanza al dominio fiorentino. Siamo seduti su un tesoro che però è un baule chiuso. La stessa piazza del Duomo non è abbastanza valorizzata. Cosa fanno i pisani per quella piazza? Si tratta di avere più spirito di iniziativa. Io  e Silvia Piccini, guida turistica dell'Opera del Duomo, abbiamo organizzato per domenica prossima un esperimento dal titolo "Io Busketo e la mia cattedrale". Si tratta di una visita alla cattedrale preceduta da un escursus sulla piazza. L'appuntamento è alle 15.30 davanti al museo delle Sinopie.  

Parlaci dei tuoi progetti di scrittura per il futuro: hai qualche altro romanzo storico in cantiere?
Sì, sto già scrivendo un romanzo sulla storia di Vincenzo Galilei, il padre di Galileo. Volevo scrivere qualcosa su Galileo bambino, così ho deciso di dedicare il libro al padre che fu un grande musicista e un grande scienziato. Nello scrivere il libro il buon temperamento del clavicembalo Vincenzo Galilei ha scoperto l'uso dei logaritmi tre secoli prima della loro evidenziazione sul piano matematico. Questo nuovo libro nasce anche da una mia passione per la musica classica. L'idea è comunque quella di raccontare più storie pisane prendendo spunto da figure storiche importanti ma poco conosciute. Sottolineo il termine raccontare perché abbiamo perso quella capacità di affabulare e di ascoltare, magari anche attraverso quella trasmissione orale che facevano gli anziani. Il ritmo lento nella narrazione storica può ridonare questo tipo di conoscenza. E' più amabile e se l'episodio si racconta attraverso le vicende umane ti colpisce di più.
Enrico Stampacchia
Fonte:  http://www.pisainformaflash.it/notizie/dettaglio.html?nId=12173

domenica 18 novembre 2012

Giallo Pisano 3. Otto scrittori pisani in cerca del colpevole

Pisa 18 novembre 2012 - Scrittori di Pisa, scrittori su Pisa. Anche questa volta a far da protagonista è il territorio. A partire dal titolo: "pisano" ma anche "giallo" come il colore usato comunemente per dipingere gli edifici del centro storico cittadino e come la struttura narrativa appartenente a quel determinato genere letterario. Giunta al suo terzo volume dopo il successo di quelli pubblicati nel 2005 e nel 2006, la nuova antologia di "Giallo pisano" definisce già nel titolo quel che i suoi otto racconti, scritti da altrettanti autori, hanno in comune: la struttura narrativa e il territorio di ambientazione delle storie, ma anche quello di nascita (con un unica eccezione) e di vita degli autori, ovvero la città di Pisa e la sua provincia. A presentare Giallo pisano 3, a cura di Renzo Zucchini e pubblicato da Felici editori, sabato 10 novembre presso il centro Sms gli autori, presenti quasi al completo, e il Sindaco di Pisa Marco Filippeschi.
"La serie – precisa Zucchini - dovrebbe essere trasformata in una pubblicazione a cadenza annuale". Per il 2013 è già prevista un quarta antologia. Ma "per Giallo pisano 3 – afferma il curatore - i compagni di squadra che si sono offerti  provengono quasi tutti dal salotto letterario organizzato, condotto e ospitato da Mariangela Casarosa  e in parte dalla precedente esperienza di Giallo pisano 2". Fu proprio da un'idea di Zucchini,  l'unico autore ad essere presente in tutte e tre i volumi, che nacque, a partire dal primo libro, l'originale antologia di racconti gialli e noir ambientati a Pisa e dintorni. Pubblicati da Felici editore nel 2005, i primi cinque racconti furono scritti da Paola Alberti, Graziano Braschi, Divier Nelli, Riccardo Parigi e Massimo Sozzi oltre che dall'ideatore Renzo Zucchini.
Tuttavia ai racconti del primo volume, Giallo pisano, che spaziavano da una truffa agricola ambientata all'inizio dello scorso secolo nelle campagne pisane ad un thriller svolto in un solo giorno durante la piena dell’Arno, dalle leggende sull’immortalità dei Templari custodite in Duomo, alla ricerca della Pietra filosofale da parte dei nemici di Galilei, fino agli spinelli fumati sui lungarni pisani da un testimone di un delitto, se ne aggiunsero solo l'anno successivo altri dodici. Il successo del primo libro determinò una seconda pubblicazione, sempre di Felici editore, Giallo  pisano 2. Oltre a Renzo Zucchini altri undici scrittori, Lara Danero, Ubaldo De Robertis, Guido Genovesi, Alessandro Giuntini, Alessandro Marcelli, Andrea Nacci, Pierantonio Pardi, Paola Pisani Paganelli, Alessandro Scarpellini, Paolo Terreni, Roberto Volpi pubblicarono altrettanti racconti gialli e noir dove a fare da protagonista è l'intero territorio della provincia di Pisa, da Marina di Pisa a Ponsacco, da Pisa a Pontedera, dal mare al Monte Pisano, da Calci a Volterra.
In questa pubblicazione di Giallo pisano 3, dove gli scenari dei racconti spaziano in senso geografico da Marina a Volterra e in senso temporale dal Medioevo a oggi, il legame con il precedente volume emerge subito dal primo racconto "Zorro e l'uomo della sabbia" di Cristiana Bruni, un sequel autorizzato. Una delle protagoniste, la "mantide" Giulia Nencini, è lo stesso personaggio già presente nel racconto di Pierantonio Pardi "E caddi come corpo morto cade" pubblicato nella precedente antologia. Medesimo anche il principale evento al centro della narrazione: la sera della luminara di San Ranieri. Bruni, già premiata nel 2009 per il suo romanzo d'esordio  Una vita per il mare e autrice del libro di racconti Yakomoz, nel 2011, con il genere giallo si era cimentata esclusivamente come appassionata lettrice. L'ispirazione è avvenuta solo in seguito alla lettura delle due antologie di Giallo pisano. L'altro protagonista del racconto, Federico Filingeri, è invece una sua invenzione: ispettore senza alcuna scientificità di indagine è definito dalla stessa autrice "un sognatore, uno spalatore di nuvole". Oltre a Zucchini sono poi tre gli autori della nuova antologia presenti già in Giallo pisano 2.
A cominciare da Ubaldo De Robertis (unico "forestiero" ma che vive a Pisa da oltre trent'anni e si dice "orgoglioso della storia pisana"), scrittore di racconti brevi che ha in corso di pubblicazione il suo primo romanzo dal titolo L'epigono di Magellano e che ha scritto per Giallo pisano 3 "Antibois". L'incipit del racconto è incentrato sul misterioso ritrovamento del protagonista Edo Taccini da parte dell'ex (?) amante Simona Ghilardi. L'unica certezza introdotta è che Taccini per  essere "morto era morto. Non c'erano dubbi. Ammazzato da dieci coltellate".
Il secondo autore ad essere presente già nella precedente antologia è appunto Pierantonio Pardi, scrittore dei romanzi Bailame nel 1983 e Graaande...prof! nel 2005, nel nuovo libro è presente con il racconto breve ed esilarante "Psicodramma in cinque atti" dove per gli investigatori dei RIS ciò che è ovvio è anche ciò che è sicuramente da rifiutare come indizio.Un atteggiamento di cui il protagonista, Gianni Sassi, è talmente consapevole da organizzare un omicidio totalmente alla luce del sole, o quasi visto che il misfatto avviene nella notte della vigilia di San Ranieri.
Paolo Terreni, scrittore e vignettista, si è cimentato in quasi tutti i campi dello scrivere, dalle poesie al romanzo (un professore della Pisa che fu nel 2011), dai racconti brevi allr canzoni, dal vernacolo ai saggi storici (Intervista a San Ranieri nel 2004), è il terzo autore con il racconto "Il professore e lo scienziato sotto tiro" ad essere presente già nella precedente antologia. Il protagonista Giovanni Valenti, docente di giallistica all'università di Pisa, avrebbe volentieri evitato la presenza alla manifestazione annuale per l'assegnazione del Premio nazionale per le Scienze, "una palla" da sopportare "senza avere nemmeno la possibilità di fumarci una sigaretta". All'avvenimento partecipa un ospite illustre la cui incolumità  è oggetto di protezione delle forze dell'ordine presenti durante una serata che riserverà sorprese. Ma anche le successive giornate nel seguito del racconto sono disseminate di piccoli indizi  capaci di far scoprire al protagonista come, secondo un leit motiv del genere giallo, l'apparenza non corrisponda mai alla realtà.
Il racconto "Fucile carcano mod.91/38" di Renzo Zucchini, che oltre ad aver curato per Felici editore la serie Giallo pisano ha partecipato con il racconto "Macelleria" all'antologia Toscana in giallo, nel 2004, e ha pubblicato nel 2003 il romanzo noir quasi storico La pietra bugiarda, è una narrazione in prima persona. Il protagonista, Amerigo Cei, possedeva armi senza averne mai comprate e per spiegarne il motivo riporta alla memoria le vicende dell'immediato dopoguerra. Ma l'unico elemento presente del genere "giallo" non può essere rivelato perché è tutto e solo nella conclusione.
Tra le new entry rispetto a Giallo pisano 2 Francesca Padula, che ha scritto il libro umoristico Quanto pesa... nel 2005, il romanzo Alessandra, Capitano del RIS nel 2008 e la raccolta di racconti gialli e noir Tre casi per il Maresciallo Nardella nel 2009, con il racconto "La pietra e la chiave" che è "un omaggio alla periferia di Pisa" e ha per protagonista un maresciallo della stazione dei carabinieri di Riglione chiamato a fare una sostituzione di venti giorni a Volterra dove si troverà ad affrontare il caso della scomparsa di un giovane.
Arianna Taddei con il racconto breve "Un caso banale" è l'unica scrittrice neofita dell'antologia. Incentrato a Pisa nell'azienda d'impiego, il racconto ha inizio con il rituale del risveglio e dell'entrata al lavoro, attraversando un luogo "vissuto da tutti i dipendenti come il tempo che corre in un lampo". Un rituale che quel mattino è rotto dalla visione di "una barella con un lenzuolo bianco che la ricopre, che fa intravedere qualcosa là sotto".
Non è, invece, alle prime armi Sergio Costanzo, autore dei romanzi storici Io Busketo, nel 2010 e Il fiume si rise in uscita in questi giorni e nel 2011 del saggio Begunsky Center 1994 – Volontari nella follia jugoslava, presente nella nuova antologia con il racconto di ambientazione medioevale "Due lettere incompiute". Il racconto si apre nel marzo del 1154 con la scoperta dell'omicidio della signora Mingarda Buzzaccherini. L'intreccio narrativo, reso dall'alternarsi di due storie una cronologicamente anteriore all'altra, tra questa vicenda e i carteggi del  Papa pisano Eugenio III svelerà nel finale lo stretto legame tra questa donna e un famoso personaggio storico. Lo svolgimento del racconto mette in evidenza come, secondo un tema ricorrente nella narrativa di Costanzo, dietro la storia dei grandi personaggi storici vi sia sempre la storia delle persone umili. Per Costanzo scrivere su Pisa ha un valore universale e non solo locale. E' una città della cultura che per il sindaco Marco Filippeschi deve però sapersi apprezzare e "riconoscere di più" ed essere capace di "volersi più bene".
Enrico Stampacchia

mercoledì 31 ottobre 2012

Milioni di Milioni Da oggi in libreria il nuovo giallo di Malvaldi.

"La scienza trova la verità, la letteratura aiuta a sopportarla". Scienza e letteratura sono le due facce inscindibili del sapere umano. O almeno dovrebbero esserlo. Se a difettare è la realtà italiana, non lo è affatto la fiction dello scrittore pisano Marco Malvaldi che pone il tema proprio al centro del suo nuovo romanzo giallo Milioni di milioni pubblicato da Sellerio. In uscita oggi sugli scaffali delle librerie in tutta Italia, il nuovo giallo sarà presentato in prima nazionale a Torino alle 19.00 presso il Cinema centrale (via Carlo Alberto 27) in collaborazione con la libreria Therese.
Il tema del romanzo, in cui la verità, tanto nella ricerca scientifica quanto nella soluzione del giallo, si disvela attraverso la sinergia tra i due protagonisti, una letterata e uno scienziato, è ispirato da un'idea della moglie dello scrittore Samantha ed emerge anche esplicitamente dalla riflessione e dalle parole di Margherita Castelli, la protagonista-letterata presentata come una "ricercatrice di filologia romanza della Scuola Normale di Pisa".
Teatro del romanzo questa volta non sarà più il BarLume nell'immaginaria località di Pineta (sul litorale pisano) e i suoi vecchietti ma Montesodi Marittimo, un paesino altrettanto immaginario dell'entroterra toscano, collocabile idealmente tra Massa Marittima e Monteverdi Marittimo, dove il numero degli abitanti (ottocentododici), che da secoli si accoppiano tra loro, è minore "rispetto al numero di galline (millesettecentoventisei) regolarmente censite in paese". La presenza della filologa sarà finalizzata a "ricostruire la discendenza e l'albero genealogico di tutto il paese a partire dall'analisi degli archivi parrocchiali" nell'ambito di un progetto che intende attribuire con certezza la provenienza del patrimonio genetico degli abitanti di un paese dove il proverbio più popolare sembra essere "le corna e chi se la piglia sono la pace della famiglia" e dove la metà della popolazione ha come secondo patronimico il nome Palla, eredità del marchese Filopanti Palla pentitosi in punto di morte di aver lasciato molti bambini senza un nome legittimo. La ricerca si trasformerà in un lavoro d'equipe insieme all'altro protagonista del romanzo, lo scienziato, Piergiorgio Pazzi, fisiologo del Dipartimento di Endocrinologia dell'Università di Pisa responsabile della parte biomedica di un progetto relativo a un paese, quale è Montesodi, che ha anche la particolarità di essere considerato "il paese più forte d’Europa". L'obiettivo della ricerca sarà anche quello di capire se le ragioni di tale forza fisica risiedano in un'anomalia genetica del Dna della popolazione.
Nella prima settimana i due ricercatori osserveranno un mondo fatto di consuetudini dominato da due gruppi familiari: il sindaco Armando Benvenuti con la moglie Viola e la ex maestra Annamaria Zerbi Palla, anziana vedova, presso la cui abitazione alloggia Piergiorgio. Un mondo in cui Piergiorgio e Margherita non troveranno nulla di cui meravigliarsi, tranne la forza fisica delle persone di Montesodi (non "la gente" sottolinea il sindaco di Montesodi volendo così prendere le distanze dal lessico politico più comune: "La gente è indifferente, le persone interagiscono. Finché uno riesce a pensare agli altri come persone, a vederle come persone riesce a non rimanere indifferente")
La svolta avviene la notte in cui il paese rimane bloccato da una tempesta di neve. Al risveglio, la mattina dopo, Piergiorgio trova la padrona di casa, la signora Annamaria, seduta sulla sua poltrona priva di vita. Ma quando il medico del paese pensa di attribuire la morte a cause naturali, il fisiologo fa notare i segni di soffocamento. Si tratta di un omicidio che esclude già in partenza la fuga dal paese dell'assassino: Montesodi è bloccato dalla neve e nessuno può essere scappato lontano. Ma tutti gli abitanti sembrano avere un alibi tranne Piergiorgio che era in camera sua da solo. Così con l'aiuto della collega Margherita il Pazzi si improvviserà investigatore. Con risultati, che ancor più della ricerca che stavano conducendo, metterà in luce tutte le potenzialità di un ottimo rapporto sinergico tra scienza e letteratura. Quello che il letterato-chimico pisano Marco Malvaldi ha sempre sperimentato su se stesso, ma con scarsi riscontri nella realtà italiana.

Enrico Stampacchia
Fonte: http://www.pisainformaflash.it/notizie/dettaglio.html?nId=11960

domenica 30 settembre 2012

Calabria, archeologia per la memoria. Presentato a Pisa il libro del premio Campiello 2012 Carmine Abate.

Uno scavo archeologico nella memoria, nella ricerca delle radici proprie, dei propri luoghi e della mitica città (della Magna Grecia) di Krimisa. Una narrazione scandita da un rapporto tra padre e figlio capace di far recuperare quella memoria collettiva necessaria per poter illuminare il presente. Un secolo di storia, il Novecento, dove le vicende di una famiglia calabrese, gli Arcuri, custodi di un luogo, la collina del Rossarco, e dei suoi segreti, si susseguono attraverso quattro generazioni e s'intrecciano con gli avvenimenti della grande storia. Una famiglia che nel tempo resiste ai soprusi di potenti e prepotenti, con il fascismo, con la mafia, con i signori delle pale eoliche, con personaggi che per i propri guadagni sono pronti a deturpare i paesaggi più belli.
A presentare a Pisa, martedì 25 settembre nella sala gremita del Centro espositivo San Michele degli Scalzi, nell'ambito della festa della cultura calabrese, il romanzo di Carmine Abate La collina del vento, vincitore poche settimane fa del premio Campiello 2012 (con ben quaranta voti di differenza sul secondo classificato), l'autore stesso e il prof. Salvatore Settis, ex direttore della Scuola Normale, che nel libro ha riconosciuto "memorie personali" non solo come calabrese, "un ritorno a casa", ma anche "come archeologo". Se la presenza degli antichi non è un tema nuovo nella letteratura del Sud, per Settis non era "facile tematizzare la presenza dell'archeologia". L'autore riesce a farlo "trasformando due grandi archeologi italiani, Paolo Orsi e Umberto Zanotti Bianco in personaggi del romanzo" che nella realtà si conosceranno nel 1911. "Orsi – sottollinea Settis - insegna a Zanotti Bianco che per riscattare la miseria serve l'archeologia". Così quando scopre che in alcuni paesi della Calabria la gente era talmente povera che nel pane aggiungeva anche un po' di segatura, Zanotti Bianco utilizza il reperto: invia un pezzo di quel pane al re, al presidente del Consiglio e ai presidente di Camera e Senato.
"Un altro tema che emerge nel romanzo – afferma Settis – è il perpetuo conflitto tra archeologia e agricoltura". Tuttavia se Orsi dimostra come queste due realtà "possano convivere", ben più irrisolvibile è il contrasto "tra gli scavi e la volgarità di un villaggio turistico" perché, come scrive l'autore nel romanzo, "una città ha un'anima" che "non scompare mai". "Una città è come una persona, nasce, cresce, muore, a volte sparisce lasciando labili tracce che solo un occhio attento può scoprire".
Abate precisa che il romanzo, scritto negli ultimi mesi di vita del padre, "è nato da una promessa fatta dentro di me: raccontare queste storie che lui mi raccontava prima che queste storie scomparissero con la sua morte". Un libro che è "un atto d'amore nei confronti della propria terra" ed è "un omaggio alla parola dei padri, ovvero alla memoria". E per Abate "recuperare la memoria ha un senso solo se serve ad illuminare il nostro presente".
Enrico Stampacchia

lunedì 12 marzo 2012

Sia fatta la mia volontà, il romanzo giallo pisano che narra l’amore, gay e non solo, senza etichette

Amore tra amici, amore tra padre e figlia, amore tra fratelli, amore di coppia, una coppia di due donne. Una relazione particolare, come lo è ogni rapporto di coppia, ma universale nell’espressione dei sentimenti, così simili eppur, nella singole storie, sempre così unici, diversi, irriducibili. Volerla definire più che dire troppo, significherebbe dire troppo poco. Chiara Del Nero, giovane scrittrice e psicologa di ventotto anni, nel suo romanzo di esordio, il giallo pisano Sia fatta la mia volontà prova semplicemente a narrarla. Centra il suo obiettivo: cogliere una relazione sentimentale dall’interno senza comprimerla attraverso l’uso delle terminologie a cui siamo abituati.
Il romanzo, presentato sabato 10 marzo a Pontedera presso il Centro per l’arte Otello Cirri da Cecilia Robustelli, del comitato scientifico del Centro, da Stefano Mecenati, direttore della collana di narrativa di Felici Editori, il Caleidoscopio, che ha pubblicato il romanzo, e dall’autrice, inizia nel passato, è narrato nel presente, ma è ambientato nel futuro, a Pisa.
Sullo sfondo dei molti rapporti sentimentali, sempre descritti mai giudicati, di cui l’unica e centrale relazione di coppia è quella omosessuale della protagonista si innerva un thriller ben scritto costruito con una trama di buon livello, di quelle che continueresti volentieri a leggere senza interruzioni per sapere come va a finire. Ma anche per scoprire il collegamento del thriller con il prologo. ...“Uno schianto. Uno scoppio. Un boato. Un suono sordo. Dopo il silenzio primordiale. Privo di tutto. Pieno di niente. Tutto intorno le lamiere contorte di un’auto nera come la pece arrivata a sventrare il cancello e a sporcare quella candida neve di un giardino d’infanzia”. Una tragedia iniziale coinvolge un bambino che aveva appena litigato con il fratello maggiore. Questo è l’unico dettaglio che ci è dato sapere. Dopo un lasso di tempo presumibilmente lungo ma imprecisato, nel settembre 2015, Pisa diviene teatro di una catena di misteriose morti, apparentemente tutte molto diverse tra loro eccetto per un particolare fondamentale che è preferibile lasciare alla scoperta del lettore. Ad affrontare i casi la protagonista, il maresciallo dei carabinieri Lucia Nuti, i suoi due colleghi dell’Arma, Giorgio di Stefano e il comandante della centrale, il capitano Giulio Dell’Osso supportati dal criminologo  Diego Di Casa. Rimarrà  intrappolata in questa ragnatela anche l'affascinante compagna di Lucia, Micol Portichetti, medico legale. All’inizio le loro indagini  avvengono spesso alla cieca. La ricerca della mente criminale che agisce da burattinaio interferisce nella vita di troppe persone.
I dettagli ci sono e sono evidenti specialmente se proviamo a scorrere il romanzo con una seconda lettura. La soluzione è sempre davanti agli occhi e il lettore si riappropria del diritto di capire cosa è vero e cosa è falso. Storie di vita comune si intrecciano, si confrontano e si scontrano in una piccola città come Pisa sulla quale si sviluppa l’intera vicenda quasi come se fosse una grande metropoli. Si produce per gli abitanti del luogo un effetto identitario di riconoscimento che fa sentire ancora di più il lettore dentro la storia.
“L’idea del romanzo – precisa l’autrice – è nato in un viaggio in treno di ritorno da una grande delusione personale per un esame su cui mi sentivo preparata che mi è andato male. Ho voluto trasformare una sconfitta in una vittoria. Sono stata ispirata dal tema della giustizia che, insieme a quello dell’amore, è centrale nel romanzo. La mia esperienza professionale in carcere, come psicologa, mi è stata di aiuto. Nel romanzo affronto il tema della giustizia dal punto di vista della vittima, ma anche da quello del carnefice”. Narrando e non giudicando.
Enrico Stampacchia

martedì 28 febbraio 2012

“Io Busketo” di Sergio Costanzo, il romanzo storico sulla Pisa medievale

Un’opera narrativa avvincente costruita all’interno di una cornice storica completamente documentata. Per concludere l’ultimo weekend della mostra, al Centro Espositivo Sms, dedicata ai trent’anni di Gioco del Ponte non poteva mancare la presentazione del magistrale romanzo storico che, al di là della finzione letteraria, ricostruisce con estrema accuratezza topografia urbana, vita cittadina e vicende della Repubblica marinara pisana tra la fine dell’XI e gli inizi del XII secolo, più precisamente dal 1063 al 1111. Sabato 25 febbraio alla presentazione del romanzo Io Busketo di Sergio Costanzo, pubblicato nel 2010 da Linee Infinite Edizioni, oltre all’autore, sono intervenuti Franco Veroni, ex consigliere comunale, Renzo Castelli, giornalista de La Nazione, Francesco Capecchi, consigliere comunale, Gabriele Masiero, giornalista dell’Ansa.
Il romanzo narra la vicenda di un uomo, Busketo, che seppe immaginare, oltre che progettare, quel grande complesso monumentale da secoli famoso in tutto il mondo come la piazza del Duomo di Pisa. Se sono già in corso i preparativi per la celebrazione, tra due anni, del novecentocinquantesimo dell’inizio della sua opera, la Cattedrale (la costruzione della seconda
opera del complesso monumentale, il Battistero, comincerà più di quarant’anni dopo la sua morte), i dati documentati sul personaggio di Busketo sono pochissimi (è del tutto ignoto anche l’anno di nascita). “Solo un paio di documenti – precisa l’autore - ne certificano l’esistenza in date diverse.
L’unica iscrizione che si può notare è quella della tomba” collocata sulla facciata della cattedrale. “I libri di storia dell’arte”, sottolinea Costanzo, testimoniano “la presenza nella cattedrale pisana di stilemi bizantini o nordafricani”, come la cupola ellittica, unica in Europa e ad inserirli non poteva che essere o “il committente o l’architetto”. Ma, si chiede l’autore, tali motivi architettonici come potevano essere noti ad una committenza che, nel caso della cattedrale di Pisa, per la prima volta era pubblica? E’ quindi presumibile che siano stati introdotti dall’architetto che difficilmente poteva essere un pisano con una precedente esperienza professionale fuori dall’Europa se, come attestano i documenti, capo cantiere del Duomo Busketo lo è stato per ben 47 anni. Tenendo conto della vita media nel XII secolo sarebbe vissuto troppo a lungo. Come ammette lo stesso autore sembra acclarata una sua provenienza dall’Armenia. “Confrontando i dati storici, in quel periodo ci fu un’invasione turcomanna dell’Armenia che era cristiana”. Negli stessi anni il proliferare in Europa  di costruzioni che non avevano nessun rapporto con le precedenti sembrerebbe confermare l’ipotesi della provenienza di nuovi maestri da quell’area geografica.
Tuttavia carattere e origini di Busketo sono il risultato di una dichiarata finzione letteraria dell’autore su cui si articola la trama del romanzo. Correva l’anno 1063. Il console di Pisa Orlandi aspettava l’architetto che avrebbe dovuto progettare una grande cattedrale in grado di dare lustro alla potenza politica, militare e commerciale che la repubblica marinara si era guadagnata sul campo nei primi decenni del secondo millennio. La ricerca si era orientata su Fares, famoso e ormai anziano architetto di Aleppo che, però, aveva deciso di inviare il figlio Sahl, appena tornato dal regno di Axum che aveva come antica lingua il busketo. Il giovanissimo Sahl si era imbarcato con due figli di mercanti di Aquilea fino a Venezia per poi proseguire via terra verso Pisa, ma i tre a pochi chilometri dalla meta, alla chiusa dei Monti Pisani, vennero assaliti. L’unico a salvarsi fu il giovane architetto, trovato agonizzante e curato da una famiglia di contadini. Nel delirio Sahl ripeteva con così tanta insistenza la parola “busketo” che inizialmente venne chiamato con quel nome. Tuttavia anche dopo esser stato individuato come l’architetto tanto atteso dalla città, il console ritenne preferibile presentarlo alla città con quel, seppur particolare, nominativo e non con il suo nome proprio, di evidente origine araba.
Se la grande quantità di dati storici che Costanzo è riuscito a reperire in oltre dieci anni di studio si intreccia molto bene con la finzione letteraria del romanzo, la scelta di far pervenire Busketo da una terra straniera non è realizzata solo con lo scopo di rendere omaggio ai risultati della ricerca storica. Aver voluto collocare Busketo nella posizione di immigrato proveniente da un paese arabo può essere letta anche come metafora del tempo presente. La scelta, per ammissione stessa dell’autore, è stata dettata anche dalla volontà di “universalizzare” Pisa e di presentarla come luogo dove razze e religioni diverse convivono e sfruttano le proprie diversità per il bene della collettività. Per Costanzo l’obiettivo è anche quello di mettere in evidenza come “quando si combatte per uno scopo comune le differenze scompaiono”.
Enrico Stampacchia

sabato 14 gennaio 2012

La carta più alta di Malvaldi Lo scrittore pisano ha presentato l'ultimo libro nella sua città

“A parte Bruno Vespa chi scrive è perché la realtà così com’è non riesce proprio a sopportarla. Ha bisogno di cambiarla”. Uno stile sarcastico e pungente Marco Malvaldi non lo usa solo nello scrivere, di fronte ad una sala gremita della libreria Feltrinelli di Pisa, nel presentare a voce La carta  più alta, il suo quarto romanzo della serie del BarLume, nelle librerie solo da un giorno, è coinciso, diretto, ironico come nei suoi libri. Quando scrive diverte e si diverte perché, come ammette lui stesso, lo fa anche per ridere e non per macerarsi dentro. Ma nel suo ultimo libro c’è un evoluzione. “Finora – precisa l’autore - nei miei romanzi la trama era abbastanza secondaria serviva solo come filo conduttore. Ne "La carta più alta" è diverso, ho cercato di costruire una trama che potesse soddisfare anche il giallista più esigente. Questa volta è difficile poter immaginare il colpevole anche dopo aver letto i tre quarti del romanzo”
Nel nuovo giallo del BarLume il protagonista, il barista Massimo che Malvaldi definisce il contrario di se, il suo “sfogo sul mondo”, perché fa tutto ciò che per buona educazione l’autore non può fare, all’inizio sarebbe tutt’altro che propenso ad interessarsi alle dietrologie dei quattro vecchietti abbarbicati tutto il giorno al tavolo del suo bar. Se è vero che dalla noia nascono i bar, per Massimo “non è che tutti gli anni possono ammazzare qualcuno per farvi passare il tempo”. Ma nonno Ampelio, il Rimediotti, Pilade Del Tacca del Comune, Aldo il ristoratore, dalla vendita sottoprezzo di una villa lussuosa, la stessa dove Aldo, a cui avevano appena distrutto il locale, aveva ricevuta l’offerta di aprire un ristorante in comproprietà, sono convinti che la morte del vecchio titolare, Ranieri Carratori, sia dovuta ad omicidio e non a malattia.
Attraverso le conoscenze di Pilade in Comune, i quattro amici al bar erano, infatti, riusciti ad appropriarsi dei vecchi atti di acquisizione del fabbricato e a scoprire che il bene era stato comprato solo come nuda proprietà, e quindi destinato a rimanere in mano al venditore, il Carratori appunto, che però, guarda caso, sarebbe morto improvvisamente nel giro di pochissimo tempo dalla stipula del contratto, ufficialmente, per un tumore. Un banale incidente, la rottura di un tendine, costringerà Massimo a un ricovero proprio nella stessa clinica in cui è morto Carratori. La lunga e noiosa ospedaliera permetterà al protagonista di rielaborare tutte le informazioni e ricostruire la vicenda. Come nei classici del giallo deduttivo, il lavoro di intelletto investigativo consentirà, attraverso un intuizione del protagonista, la soluzione del caso.
Nel quarto romanzo del BarLume, il nome è scaturito dalla fantasia della moglie di Malvaldi, nella immaginaria località “Pineta”, luogo inventato per “motivi civili e penali” tra Marina di Pisa e Tirrenia, è anche rientrata Tiziana, la mitica e discreta commessa del bar, uscita di scena in seguito al suo matrimonio alla fine del terzo  romanzo. L’autore l’ha fatta separare, e quindi tornare in servizio, con la motivazione di “abuso di videogiochi” da parte del marito. Malvaldi ha, però, voluto precisare di non aver lavorato solo di fantasia: i casi di divorzi in Italia con una tale motivazione sarebbero solo nell’ultimo anno almeno quattrocento.
Enrico Stampacchia

Fonte: http://www.pisainformaflash.it/notizie/dettaglio.html?nId=9316
L'intervista all'autore