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martedì 5 marzo 2013

“Scritti pisani”: presentato il libro postumo di Emilio Tolaini, il grande storico dell'urbanistica pisana

Pisa 5 marzo 2013 - "...Ormai solo i vecchi della mia generazione ricordano l’aspetto incantato che aveva il prato del Duomo deserto di visitatori, nelle notti di luna piena, dopo che le ragioni d’una guerra infame ebbero fatto spengere i riflettori messi lì a confezionare per il gusto facile della gente un’immagine banalizzata dei Monumenti. Chi non l’ha vissuto non può immaginare il fascino che si creava all’interno del perfetto spazio geometrico delle Mura sovrastate dalla figura incombente del leone, quando dall’oscura stesura dell’erba, velata dalla leggera evaporazione notturna, i Monumenti, perduta ogni loro reale consistenza, parevano salire verso il cielo, facendosi indistinti, quasi diafani, come partecipando della stessa qualità ottica del lume lunare...".
Non ha avuto il tempo di vedere le bozze del suo libro che era però ormai già più di un progetto. Emilio Tolaini aveva già scritto questa bellissima introduzione dove i ricordi biografici gli permettono di introdurre una delle riflessioni centrali nella sua ricerca intellettuale: la considerazione dei monumenti nella loro purezza e non nella loro fruibilità. In una sala del Palazzo del consiglio dei Dodici gremita, come raramente accade, il libro, pubblicato postumo da edizioni Ets, di Emilio Tolaini Scritti pisani è stato presentato ieri dal sindaco di Pisa Marco Filippeschi, dal professore Salvatore Settis, dall'architetto Alessandro Baldassari, e dal professore Stefano Bruni. Il libro è una raccolta di brevi saggi in cui lo studioso di scultura, architettura e urbanistica medievale, ripercorre la città e mette in fila ricerche, riflessioni e sue prese di posizioni sugli interventi architettonici compiuti a Pisa, in un arco temporale che va dal 1947 al 2010.
Per il sindaco di Pisa Marco Filippeschi "questi scritti riguardano la parte vivente della nostra città". Filippeschi ha sottolineato i moltissimi cambiamenti in atto a Pisa e ricordato di aver fatto in tempo a telefonare personalmente a Tolaini per informarlo di essere riuscito ad ottenere i finanziamenti su progetti relativi proprio agli oggetti dei suoi studi. "Tolaini - ha ricordato con rimpianto Filippeschi  - era un intellettuale coerente, riservato, severo capace di costruire una trama di cultura che si trova anche in questi scritti".
"L'Italia e la Toscana - ha affermato Settis - hanno una grande tradizione di eruditi locali. Tolaini era molto di più, non può ricondursi alla tradizione locale. Pisa era il suo chiodo fisso, rappresentava una città di cultura. Ma era soprattutto la città che avrebbe voluto, una città che potesse servire per rappresentare il microcosmo dell'Italia, un esempio per la trasformazione delle città storiche del nostro tempo. La storia dello sviluppo di Pisa è un modo per parlare di storia. Così quella di Pisa per Tolaini non è storia locale, è storia nazionale".
Nei ventisette brevi saggi di cui è composto Scritti pisani, Tolaini oltre a intervenire spesso nel merito delle realizzazioni effettuate o proposte, criticando quelle che non rispettano la scenografia storica, ricorda quelle che andrebbero realizzate. Così nel saggio "Riportare Ferdinando in lungarno e ricostruire l'impianto scenografico mediceo" Tolaini propone di ricollocare la statua del Granduca mediceo che da più di un secolo è stata spostata in piazza Carrara nel luogo dove originariamente si trovava: sul lungarno di fronte allo sbocco di via Santa Maria. "Tolaini - ha sottolineato Settis - si dice contario alle scenografie improntate alla facile moda del turismo. Non è questione di gusto, ci sono criteri solidi e oggettivi che sono quelli della storia e del rispetto della legalità".
Tra tutti gli interventi architettonici Tolaini apprezza molto un restauro in particolare, diretto dall'architetto Massimo Carmassi. Nel saggio "Il restauro dell'edilizia medievale. Il caso di palazzo Lanfranchi" Tolaini sottolinea il valore dell'operazione che ha "recuperato all'uso pubblico un edificio del centro cittadino registrandovi e conservandovi ogni dato della sua storia attraverso la minuziosa stratigrafia della vicenda particolare allo scopo di attribuirvi la funzione di documento chiaro e immediatamente leggibile di Musee vivant, di otto secoli dell'intera vicenda urbana".
"Tolaini - ha precisato Baldassari - non era solo uno storico, era il custode della città di Pisa. Questi saggi mostrano i suoi molti interessi e le sue molte competenze". Nel saggio "Pisa retorica" si occupa di un progetto, quello della sistemazione della Terzanaia (la Cittadella) compiuto dal celebre architetto Giovanni Michelucci, paradigmatico nei suoi aspetti negativi. Innanzitutto perché è stato affidato motu proprio senza alcun concorso, poi perché il progetto non rispondeva alle esigenze urbane e quindi per lo sperpero di denaro pubblico e per il carattere di decrepitezza precoce.  Nel saggio "Un muro sulla piazza del Duomo" Tolaini si pronuncia a favore del mantenimento dell'alto muro a ridosso della torre pendente che divide la piazza dal convento delle monache cappuccine (l'attuale Museo dell'Opera). Il muro di per se ha poco valore ma, fa notare Tolaini "resta ad impedire la definitiva rottura dello spazio urbanistico". Rottura già avvenuta nella piazza nel 1863 con la demolizione della chiesa di San Ranierino, della Casa dei Curati e di quella del Capitolo dei Canonici che determinò "il formarsi di una zona informe in cui si veniva malamente a disfare il tessuto urbano della piazza fino ad allora mantenuto". Le conseguenze sono rintracciabili in una piazza estranea alla città. Questa volta Tolaini fu ascoltato e il muro restò al suo posto.
"La scelta dei testi - ha affermato Bruni - è di Tolaini che nella sua vasta produzione ha inteso tracciare la propria biografia intellettuale, Tolaini è un grande storico dell'arte, ma la veste di storico dell'arte può andargli stretta. I suoi interessi filologici e per la storia urbanistica sono rivolti a comprendere l'ambito in cui viveva. Per la storia di Pisa esiste un prima e un dopo Alessandro da Morrona, ma esiste anche un prima e un dopo Emilio Tolaini. L'unico modo per celebrarlo è non fare nulla che non avrebbe approvato".
Enrico Stampacchia

venerdì 8 febbraio 2013

La filologia come arma di vita. Intervista a Michele Feo, autore di “Persone, da Nausicaa a Adriano Sofri”

Personaggi incontrati nel loro esistere in quel dialogo tra letteratura e vita che trasforma maschere in persone. Persone che, in un continuo entrare ed uscire dalle pagine dei testi, fanno parte dell'esistenza di Michele Feo, autore del nuovo libro in due volumi Persone. Da Nausicaa a Adriano Sofri edito da Il Grandevetro che sarà presentato venerdì 8 febbraio alle ore 17.30  presso il Museo della Grafica a Palazzo Lanfranchi da Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, Alessandro Tosi, direttore scientifico del Museo della Grafica, Remo Ceserani, già ordinario di Storia della critica letteraria all'Università di Bologna e accademico dei Lincei, Paolo Desideri, già ordinario di storia greca e romana all'Università di Firenze, Natascia Tonelli, docente di letteratura italiana all'Università di Siena. Coordina Silvia Panichi, assessore alla Cultura al Comune di Pisa.
Ne parliamo con l'autore Michele Feo, fino a due anni fa ordinario di Filologia medievale e umanistica nell'Università di Firenze.

Professor Feo, lei ama definirsi un "pisano extracomunitario" un po' dentro, ma, anche per le sue origini lucane, un po' fuori la città di Pisa. Il suo libro è anche un omaggio a una città che è molto presente nel testo almeno nella sua storia recente...
Sì, a partire dal movimento studentesco, dai movimenti di rivoluzione giovanile, quella che molti chiamano la "contestazione". Preferisco usare il termine rivoluzione anche se oggi è un po' arrugginito. Fortunatamente il concetto di persona è stato sostituito al concetto di masse, una parola che non sopporto più. E nel mio libro parlo della vita delle persone prima ancora che delle loro idee. Mi riferisco molto anche a coloro che hanno contribuito a fare la storia ma di cui la storia non si è occupata, quelli che Luciano Della Mea, uno dei personaggi centrali in quegli anni, definisce già nel titolo di un suo libro "i senza storia". Io ne parlo soprattutto sotto un particolare punto di vista, quello del mio mondo degli affetti familiari. Sono le persone con cui ho fatto un tratto di vita insieme. 

Ma tra le decine di incontri umani e intellettuali, quelle che lei definisce "ombre insepolte che chiedono di essere riascoltate, non necessariamente ritratti o biografie", non ci sono solo le persone care con cui ha fatto un tratto di vita insieme...

Una parte di questa piccola folla è costituita da personaggi letterari presi dai testi su cui ho fatto lezioni, spesso personaggi dell'antichità e del medioevo. Poi ci sono i personaggi molto significativi per la mia formazione intellettuale ma anche per la cultura italiana che occupano la maggior parte del libro.

Un esempio?
Il più importante per me è stato il filologo Guido Martellotti maestro di petrarchismo. Mi sono accorto di quanto fosse importante per me dopo la sua morte che è stata come la perdita di un padre. Già all'epoca raccontare la sua storia mi è sembrato vitale perché ho capito per la prima volta che ciò significa fare i conti e mettere ordine al rapporto che abbiamo avuto con una persona, rintracciandone tanto le differenze quanto le somiglianze. Si genera anche un rapporto affettivo forte, si potrebbe quasi definirla una sorta di "omosessualità intellettuale".

Un altro filologo a cui dedica ampio spazio nel libro è Sebastiano Timpanaro...
Sì, Timpanaro mi appariva come una figura cristallina. Non è stato facile conviverci sul piano intellettuale. Nel libro c'è un desiderio di pacificazione spesso irrealizzato.

E' come se raccontasse le storie di altre persone per intravedere una sua autobiografia?
Non era il mio obiettivo ma di fatto è ciò che è avvenuto.

Ma ciò si può dire che è legato alla sua professione di filologo...
Quando arrivai all'università il sistema fisso del sapere, il mio mondo ordinato, si scompaginò. Al liceo la lezione la riferivi, mentre all'università si dialogava con i testi. E' a quell'epoca che scoprii la filologia come arma del sapere capace di dare un metodo. L'esercizio della filologia non può essere distinto dalla vita e dalla politica, per me è la sostanza stessa della vita e della politica.

In pratica che significa?
Faccio un esempio: c'è un passo di Virgilio che si trova in due o tre lezioni diverse. La filologia deve essere in grado di identificare quella giusta. Non si arrende di fronte al possibilismo ma appura la verità possibile cercando di distinguere tra la verità e l'errore. Oggi viviamo, invece, in un relativismo assoluto, mentre è necessario considerare la verità come un punto di arrivo che può mutare. La filologia è nata dai conflitti di religione, dalla lotta per  leggere e interpretare i testi alla luce della pura ragione. La filologia mostra come la verità sia relativa e storicamente condizionata, , ma ciò è ben diverso dal relativismo che mette tutte le verità possibili, accostate l'una all'altra, sullo stesso piano in modo indifferenziato. Le verità delle acquisizioni filologiche sono vere come sono vere quelle della fisica. Non è vero che tutte le idee abbiano la stessa dignità. Non possiamo difendere o adattarci all'infibulazione in nome della verità di una determinata religione. 

Come è nata l'idea del libro?
E' nata da una richiesta di Sergio Pannocchia che voleva un mio libro tra quelli editi da Il Grandevetro. Ho pensato di raccogliere alcuni scritti biografici su personaggi e ho aggiunto alcune pagine inedite. Ordinarli è stato per me una elaborazione travagliata. Sono riuscito a trovare una conclusione solo nel 2012.

Perché "da Nausicaa a Adriano Sofri"?
E' per segnare un arco temporale. Nausica è il personaggio più antico che si trova nei poemi omerici. E' la figura più dolce: chiede e dà amore senza neanche averlo conosciuto. Sofri è il personaggio più recente, un intellettuale raffinatissimo, un eroe contemporaneo gettato nella polvere. In qualche modo sono entrambi dei perdenti. Alla storia di Sofri c'è anche una partecipazione perché l'ho sentita come una brutta lesione alla nostra storia civile e democratica. Ai tempi di Lotta Continua aderivo al Pci, un partito totalmente estraneo al settarismo dei gruppi extraparlamentari, ma quando Sofri è diventato un dannato è scattato il bisogno di difenderlo.

E' centrale il suo rapporto con la politica...

Della politica come forma di vita indubbiamente, ma non come appartenenza ad un partito. Mi sento di appartenere all'area della sinistra storica quella che ha radici nella storia del movimento operaio e che ha certamente fondamenti scientifici nella conoscenza economica e strutturale della società, ma per me essere di sinistra ha anche un fondamento passionale che si traduce nello stare dalla parte dei più deboli. Non c'è un'adesione, la parte politica emerge nell'empatia che ho verso "i senza storia".

Il libro è composto da due volumi: il primo ha come sottotitolo "Donne, pittori, eroi, animali e gente senza storia", il secondo "Maestri e compagni". E' una divisione per tipologie di persone?
Il primo volume è più variegato e meno approfondito storicamente, è più vicino ad un racconto poetico. Ci sono personaggi letterari, persone semplici, gli affetti, la famiglia, "i senza storia". Ma c'è anche un capitolo sulla categoria "donne", su donne del passato, dal Medioevo al Settecento. E' curioso come in quei secoli emergano donne di una grandezza intellettuale impressionante. Nel secondo volume ci sono pochi personaggi, ma tutti studiati storicamente con ricerche d'archivio: i miei maestri e i miei compagni di strada.


Enrico Stampacchia
Fonte: http://www.pisainformaflash.it/notizie/dettaglio.html?nId=12959

sabato 26 gennaio 2013

Pisa città d'acqua: fotografare l'attualità per progettare il futuro e conoscere il passato. Guida al volume fotografico di Irene Taddei

Fotografare il presente per progettare il futuro e conoscere il passato di una città nata sui detriti alluvionali di due fiumi. Non capita spesso di scoprire luoghi di grandissima suggestione, vicini ma a volte sconosciuti, sfogliando le pagine di un libro. Dedicato al rapporto fra Pisa e le vie d'acqua, il volume fotografico Pisa città d’acqua - libro strenna delle società Forti Holding SpA e Ecofor Service SpA - è stato presentato dal Sindaco di Pisa Marco Filippeschi, dall'editore Pierfrancesco Pacini, dall'architetto e curatore dei testi Mario Pasqualetti e dall'autrice Irene Taddei nella Sala Regia di Palazzo Gambacorti.
Anche il Presidente della Forti Holding SpA, l'Ing. Franco Forti, ha espresso  il suo entusiasmo  per il libro di quest'anno; un'opera che porta avanti dal 1992 la tradizione dei libri strenna del Gruppo Forti legati al territorio pisano.
Se l'Arno, l'elemento determinante nella vita, nell'economia, nella storia di Pisa, gioca il ruolo di primo attore,  il mare, i lungomare del Litorale, l’acquedotto, le fontane, e il sistema dei fossi e dei canali, a cominciare da quello dei Navicelli, sono anch'essi soggetti principali dell'ampia ricognizione fotografica. Centottanta foto di un territorio ricco di testimonianze sull'opera svolta dall'uomo per controllare l'acqua (vedi scheda) illustrano le pagine di un volume che per la bellezza delle sue immagini è capace di suscitare forti emozioni. Immagini che per l'autrice e fotografa Irene Taddei "vogliono raccontare una storia, parlare della realtà al di là delle naturali apparenze, dire a chi le guarda cose per ciascuno diverse".
"E' un libro di incomparabile bellezza – ha sottolineato il Sindaco di Pisa Filippeschi – e su questo bel lavoro c'è stato un investimento del Comune come può testimoniare la ricca introduzione al volume dell'architetto Mario Pasqualetti. La storia delle vie d'acqua è la storia di Pisa. Si evoca una storia più lontana perché la nostra è una città di vie d'acqua che furono decisive per far sì che la repubblica pisana divenisse potente nel mediterraneo". Tuttavia per Filippeschi "abbiamo bisogno di dare uno sbocco contemporaneo con una progettualità. Se c'è progettualità poi ci sono anche le realizzazioni. In una città che può diventare una città splendida e abbiamo le risorse perché lo diventi. C'è un'idea e questo volume è uno strumento importante per alimentare questa idea, è una base di lavoro, un bel biglietto di presentazione".
Se per Taddei "il complimento più grande è sapere che questo volume è anche uno strumento di lavoro per il futuro", Filippeschi sottolinea la gran mole di investimenti importanti degli ultimi anni: "Abbiamo raggiunto risultati importanti sulla sicurezza idraulica soprattutto nella zona sud che era soggetta ad allegamenti. Ora avremmo progetti per la zona nord. Si è riscoperto la funzione del canale Navicelli in connessione ad un sistema rilevante per la nautica. Ed è in partenza il cantiere per la riapertura dell'Incile. C'è sostanza per fare un vero e proprio piano in aggiunta ai piani urbanistici che riguardano la terra ferma. In particolare abbiamo pensato di esplorare un progetto della golena dal Guadalongo a Riglione dove c'erano industrie d'escavazione poi abbandonate. Un'altra idea forte sarà quella di congiungerla con il viale delle piagge all'altezza di San Michele con un ponte pedonale e ciclabile".
Per l'architetto Pasqualetti il risultato di questa ricerca "fa riemergere le memoria della Pisa grande potenza del mediterraneo, ma anche l'immagine di uno straordinario paesaggio, a volte intatto, a volte bisognoso di cure ma con grandi possibilità di riqualificazione, che, pur percependosi come naturale, è in realtà il risultato dell'azione combinata della natura associata agli sforzi fatti dalle generazioni che ci hanno preceduto per rendere sicura Pisa e asciutta e salubre la pianura. Se questo libro, al di là delle emozioni che suscita, può servire a far conoscere meglio la storia della nostra città e a immaginare una città diversa vuol dire che abbiamo raggiunto il nostro scopo".

Enrico Stampacchia

venerdì 11 gennaio 2013

Dalla Repubblica Pisana al Principato di Piombino: storia dei Principi Appiani–Aragona

Un pezzo di storia che torna alla luce. Una delle casate più importanti d'Italia fino ad oggi poco conosciuta, che ha segnato il territorio toscano per cinque secoli, dalla repubblica pisana al principato di Piombino. Si tratta dei principi Appiani-Aragona che hanno avuto i natali proprio nel castello di Pons-Sacci, tra il territorio di Ponsacco e quello di Pontedera. Finora le conoscenze  erano limitate ad alcuni fatti tramandati dalla storia locale. Si sapeva che la casata aveva venduto Pisa ai Visconti e dopo essere “fuggita” nel 1399 a Piombino aveva fondato una nuova signoria che, distaccatasi dalla repubblica pisana, comprendeva tutto il litorale da Populonia a Scarlino e tutte le isole dell’arcipelago toscano e successivamente, alla fine del XVI secolo, si era trasformata in principato di Piombino.
Fondata su una importante ricerca storica ed archivistica attraverso una documentazione completamente inedita e sconosciuta, la nuova imponente pubblicazione Principi Appiani–Aragona. Dalla Repubblica Pisana al Principato di Piombino di Alberto Arrighini, edita da CLD libri, fa emergere uno spaccato su questa dinastia, protagonista per cinque secoli, dal XIV secolo al congresso di Vienna, e legata all’Impero, al regno di Spagna e a tutte le grandi casate che hanno dominato i vari staterelli italiani.
La ricerca di Arrighini non è un approfondimento su personalità già affermate nella storia, ma fornisce il materiale per costruire un nuovo edificio storico che porta alla luce quattrocentocinquanta anni di storia di una famiglia potente di cui non si sapeva quasi niente perché il tempo l'aveva dimenticata.
Il libro è stato presentato venerdì 4 gennaio a palazzo Gambacorti (che è stato anche proprietà degli Appiani) dal sindaco di Pisa Marco Filippeschi, dall'assessore alla cultura del Comune di Piombino, Ovidio Dell'Omodarme, dal sindaco di Ponsacco, Alessandro Cicarelli, dal sindaco di Campo nell'Elba, Vanno Segnini, da padre Vincenzo Coli, da monsignor Renzo Nencioni, dal professor Pier Marco De Santi,dal professor Mario Bernardo Guardi oltre che dall'autore. Filippeschi ha sottolineato come a Pisa si stia lavorando "molto sul recupero dell'identità storica. C'è una grande operazione materiale di investimento e di recupero. Ma c'è anche la speranza di un recupero della nostra storia. La città di Pisa sta conoscendo un periodo di grandi cambiamenti, caratterizzato anche da rilevanti riqualificazioni di importanti siti storici". Per il sindaco di Pisa "questo volume non solo getta una luce nuova su una famiglia importante e sulla stessa storia della città, ma è testimonianza di una fioritura di interesse su molteplici aspetti della vicenda di Pisa che, significativamente, accompagna i mutamenti in atto. Ancora vivono le testimonianze del passaggio degli Appiani sulla nostra città e sul nostro territorio ed in particolare l’attuale palazzo della Prefettura, già palazzo Appiani e poi Medici. Anche all’interno del Duomo di Pisa varie testimonianze ricordano gli Appiani".
"Per Piombino – afferma l'assessore Dell'Omodarme - questo libro ha un valore straordinario. E' il tentativo di raccontare la storia di una delle grandi famiglie delle elites toscane. Si riconnette ad una storia più generale che supera ampliamente i piccoli territori". "Una famiglia, una storia, un territorio". Per il sindaco di Campo nell'Elba "sono questi gli ingredienti del lavoro realizzato dall’architetto Arrighini che è riuscito a ricostruire, attraverso le vicissitudini dei suoi protagonisti, il percorso storico politico e sociale di un’epoca e restituircela nella sua perfetta originalità". Per il Sindaco di Ponsacco "non c'era mai stata consapevolezza sul grande ruolo che questa famiglia ha avuto. La storia degli Appiani non solo rende lustro al passato della nostra cittadina, ma di fatto riesce ad inserirla nel contesto più grande ed importante della storia nazionale". Per monsignor Nencioni, parroco della chiesa Arcipretura di Ponsacco, "spinto dalla presenza di una anonima piazza d’Appiano nel centro storico del nostro paese, Arrighini si è dedicato ad una ricerca su una famiglia che ha lasciato diversi segni a Ponsacco e che si è rivelata inaspettatamente una dinastia fra le maggiori e più importanti delle casate toscane, nata, sviluppata e ben radicata nel territorio dell’antica località di Pons–Sacci".
Fonte: http://www.pisainformaflash.it/notizie/dettaglio.html?nId=12684

sabato 5 gennaio 2013

La vestale di Kandinsky. La relazione tra il grande astrattista e la pittrice Gabriele Münter al centro del libro di Franco Donatini

"Agli occhi di molti sono stata solo un'appendice insignificante di Kandinsky. Che una donna possa avere un talento autonomo e sia un essere creativo lo si dimentica facilmente. Tutti mi consideravano la giovane fidanzata, che io dipingessi era un fatto secondario!" Gabriele Münter ricorda che prima ancora di essere stata la donna di un artista è stata un'artista donna, una donna che negli anni si è trasformata da compagna a "vestale" di Kandinsky.  La personalità e la relazione sentimentale tra i due artisti, Wassily Kandinsky e la pittrice Gabriele Münter, sono al centro del nuovo libro, pubblicato da Felici editore, La vestale di Kandinsky di Franco Donatini, ingegnere e docente universitario di Pisa che nei suoi libri approfondisce personaggi del mondo dell'arte e della scienza secondo l'approccio "visti dal di dentro" e analizza il rapporto tra l'opera e il profilo umano. Nel libro la personalità di Kandinsky è tracciata da un particolare punto di vista: la vita privata e il suo rapporto con le donne in special modo quello con la pittrice Gabriele Münter, l'unico che non si è mai trasformato in legame matrimoniale. La Münter non ha voluto "legarlo con un vincolo formale", per lei il loro era "un rapporto superiore" e "il matrimonio avrebbe potuto renderlo più banale". Una vicenda umana e artistica importante, iniziata durante il primo matrimonio con la moglie Anja Semjakin, che accompagnerà la vita di Kandinsky dal 1902 per circa quindici anni.
Il loro rapporto è ben tratteggiato da Donatini nelle pagine del libro: "Spesso lui la seguiva furtivamente quando usciva di casa per dipingere. Si appostava dietro un cespuglio per non farsi notare e osservava il dipinto che veniva fuori. Era come se guardando il quadro, ne scrutasse l'anima, le pulsioni che si esprimevano in quelle pennellate contorte e cariche di tensione. Un modo diverso di guardare la sua donna, di accedere a un immagine che non era quella puntigliosa delle loro discussioni e nemmeno quella tenera e passionale della loro intesa amorosa. Era una terza immagine che solo la pittura riusciva a rivelare e che, secondo lui, consentiva di completare pienamente la loro unione".
La relazione con la Münter sarà interrotta dal matrimonio di Kandinsky con Nina Andreevsky. Per superare il dolore dell’abbandono, Gabriele custodirà come una vestale le opere di Kandinsky realizzate nel periodo di vita in comune: "Non provo rancore per lui, ci sono molti ricordi che danno un senso alla mia vita come queste sue opere. Non sono disposta a separarmi da esse, rappresentano l'unica ragione per cui sento il bisogno di continuare a vivere".  La richiesta di restituzione dei quadri da parte dell'ex compagno vedrà una strenua opposizione della Münter che vincerà anche il processo da lui intentato. Le opere d'arte saranno donate alla Lenbachaus di Monaco in occasione dell'ottantesimo compleanno della Münter che le aveva custodite con amore e attaccamento profondo per un'intera vita. La testimonianza di uno dei momenti più alti del secolo scorso sarà così consegnata alla storia.



martedì 18 dicembre 2012

Tra foce e pineta: le immagini che raccontano il litorale

Raccontare non solo con le parole, raccontare con le immagini fotografiche. Immagini di Marina, immagini di Tirrenia, immagini di volti e di paesaggi dal litorale pisano, immagini soprattutto del protagonista principale: il mare. Con le sessanta fotografie di Nicola Ughi, scattate per metà in inverno e per l'altra in estate, le didascalie e i commenti di Marco Malvaldi e i venti ritratti sulle memorie e sulla vita di alcuni protagonisti attraverso le interviste "salmastre" di Cristina Barsantini è da poche settimane sugli scaffali delle librerie il nuovo volume Tra foce e pineta, Volti, paesaggi e parole dal litorale pisano pubblicato da Edizioni ETS.
A presentare il libro fotografico giovedì 20 dicembre alle ore 18. 30 presso la saletta delle Edizioni ETS in Piazza Carrara (il programma), Marco Malvaldi, Nicola Ughi e Cristina Barsantini. Malvaldi eseguirà un reading proiettando le immagini del litorale e intratterà con commenti più o meno improvvisati arricchendo ulteriormente le esperienze di questo volume. La mostra delle fotografie di Nicola Ughi, raccolte nel volume, proseguirà alla Saletta Allegrini fino al 15 gennaio 2013 e all'Angolo di Borgo fino al 30 gennaio. Spaccati di storie di chi ha contribuito, attraverso anche l'esercizio della propria attività lavorativa, alla vita quotidiana del litorale pisano, dal dopoguerra in poi, resi al lettore con interviste che per Barsantini "sono scatti verbali nei quali si incrociano i confini tra memoria e attesa, tangibile e intangibile, visione e apparizione, fatti e pensieri". Ritratti in bianco e nero che "acquistano la parola e, con le loro storie, disegnano l'immagine del litorale pisano alle sue origini". Testimonianze di storia condivisa ma anche di personali punti di vista, "testimonianze preziose perché perdere il passato significa perdere il futuro". Si va dall'insegnante di lettere Rossana Bottai alla titolare del negozio di abbigliamento "Marcello" Franca Saviozzi, dal titolare della pasticceria Ranieri Gori a quello del negozio di ferramenta Franco Puccini, dal titolare della falegnameria Giorgio Cardini a quello del ristorante l'Arsella Marco Lodovichi, dal capostazione del trammino Alfredo Bargagna al titolare del ristorante "Janett" Anna Rosa Nerini, dal grafico Carlo Grassini al titolare del ristorante "Gino" Raffaello Iacomelli, dal medico Virgilio Cheppi al titolare del distributore di benzina sulla Pisorno Paolo Iacopozzi, dalla guardia forestale Franco Duchini al titolare del bagno Lido Manlio Giannessi, dal titolare dell'officina auto Giuseppe Passerotti a quella del panificio Mary Niccolai, dal titolare della farmacia Marcello Caroti Ghelli al marinese doc (il bisnonno è stato il fondatore di Marina) Sandro Ceccherini, dall'ex consigliera comunale Enrica Barsantini al pugile Piero Del Papa.
Le foto predisposte a coppia permettono di confontare le emozioni che rimanda la mutevolezza di un territorio diviso dalle due grandi stagioni: su una pagina l'immagine invernale sull'altra affiancata quella estiva. "Troverete in queste coppie - sottolinea Nicola Ughi - il tentativo di confrontare paesaggi simili o scorci facilmente affiancabili per vedute o per concetto". Tuttavia il grande collante che unisce un territorio diviso è il protagonista di questo libro: il mare. "L'acqua che frange sulla spiaggia di sassi bianchi ha la stessa limpidezza sia con il sole caldo di giugno che con la neve di gennaio, e nello stesso identico modo, vorresti immergerti per farne parte. Le mie fotografie vorrebbero trasmettere queste emozioni".
"Per quanto mi riguarda – precisa Marco Malvaldi - questo libro è stato fatto cercando di essere obiettivi, e a volte severi: notando, ironizzando, rimproverando. Come si fa alle persone di talento a cui si vuol bene, perché siamo certi che possono fare meglio. Il mare è un talento che pochi posti hanno, ma il talento da solo non può bastare". Per Malvaldi "il mare per una cittadina è una specie di confine, sia fisico che metaforico: non puoi andare oltre a qui nel costruire, nel razionalizzare e nell'affannarti. Dalla spiaggia in poi devi adattarti alle regole della natura, diventare un po' meno homo faber e andare un po' più sul neanderthaliano o sull'animalesco".

Enrico Stampacchia

martedì 11 dicembre 2012

“Le epigrafi commemorative di Pisa”, il libro di Maurizio Villani.



Una ricerca che non ha uguali, un materiale in grado di riscrivere la storia di Pisa". Non più solo oggetto di sguardi distratti, ma censite con una ricerca certosina in ogni angolo, piazza e strada del territorio del Comune di Pisa. Trecentocinquanta epigrafi, ovvero tutte le lapidi e le iscrizioni visibili dalla pubblica strada, incluse quelle di porticati e interni di palazzi pubblici, sono state l'oggetto di una ricerca, di una mappatura che, quando ne fu informato dall'autore, il noto studioso di sociologia e del fenomeno religioso nonché appassionato cultore della storia di Pisa monsignor Silvano Burgalassi non esitò a definire ineguagliabile. Un materiale che oggi l'autore di quell'immenso lavoro, Maurizio Villani, ha reso disponibile a tutti, dallo storico all'appassionato della storia di Pisa, trasformandolo nelle pagine del libro Le epigrafi commemorative di Pisa, frammenti di storia scolpiti sulle case, sulle chiese e sui monumenti sparsi per le vie della città pubblicato in questi giorni da Felici Editore.
A presentare il nuovo volume, venerdì 7 dicembre, coordinati dal giornalista Renzo Castelli, il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, il presidente della Provincia di Pisa, Andrea Pieroni, l'arcivescovo all'Arcidiocesi di Pisa, Giovanni Paolo Benotto,  l'assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Pisa, Andrea Serfogli, lo storico Alberto Zampieri e l'autore Maurizio Villani. Nel corso della ricerca sul territorio che portò alla pubblicazione del suo precedente volume Le madonne di Pisa, Villani preparava già la sua pubblicazione successiva. "Ogni qual volta trovavo una lapide – afferma l'autore  - la fotografavo e ne annotavo l'ubicazione, ma questo interesse viene da più lontano". Fin da bambino Villani prima ancora che imparasse a leggere notava quelle "strane pietre" e fantasticava  sulle storie che gli avrebbero potuto raccontare. Una passione che durò negli anni, fin dopo la laurea in ingegneria. "Fu allora – precisa Villani - che decisi di raccogliere tutto il materiale esistente in letteratura, che mi sarebbe servito dopo la ricerca capillare, strada per strada sul territorio". Poi durante il censimento territoriale cercò di non tralasciare nessuna lapide antica o moderna controllando tutte le vie del Comune di Pisa e organizzando l'archivio secondo una metodologia scientifica, sicura.  
Nel libro le epigrafi sono state ordinate cronologicamente secondo l'anno in cui si è svolto il fatto commemorato e suddivise in sette capitoli corrispondenti ad altrettanti periodi storici:  33 lapidi per il capitolo su "Pisa Repubblica marinara (1000 – 1313)", 10 per quello su "Epoca delle signorie (1314 – 1405)", 62 per il capitolo su "Governo mediceo (1406 – 1736)", 56 per quello su "Governo lorenese (1737 -1859)", 81  per il capitolo che spazia "Dall'Unità d'Italia alla fine della prima guerra mondiale (1860 – 1918)", 55 per quello su "Il primo dopoguerra e la seconda guerra mondiale (1919 – 1945)", 53 per quello su "Il secondo dopoguerra e il periodo contemporaneo (1946-2012)". Per ogni lapide o iscrizione censita è stata dedicata una scheda composta dall'anno in cui si è svolto il fatto, da un approfondimento sull'evento commemorato, da riferimenti bibliografici, dalla foto di dettaglio della lapide e, talvolta, del contesto in cui è localizzata, dalla trascrizione con l'indicazione della lingua e dalla traduzione in caso di latino o spagnolo.
Una traduzione assolutamente necessaria anche perché,  come ha sottolineato  l'arcivescovo Benotto, "fino ad un certo periodo le lapidi sono tutte scritte in latino e il latino non lo sa più nessuno". Un elemento che contribuisce a rendere "questa raccolta molto preziosa  anche sul piano dello studio". Inoltre molte lapidi, come quelle nel Campo Santo "sono difficilmente leggibili – ha proseguito l'arcivescovo di Pisa - e comunque anche se sono leggibili non sono interpretabili". Da questo libro "viene fuori una bella fetta di storia ecclesiale di Pisa". Per l'arcivescovo di Pisa "lapidi e iscrizioni rimandano a quel desiderio che ognuno si porta dentro di voler come "sopravvivere" allo scorrere inesorabile del tempo che progressivamente assorbe e lava via i segni del nostro passaggio su questa terra. E per questo ci si affida alla pietra, al marmo e al bronzo, alla ricerca di qualcosa che non solo registri ma trasmetta ai posteri la memoria di ciò che è avvenuto in un tempo che si allontana sempre di più, permettendo così di capire, attraverso i secoli, il perché e il come certi fatti si sono svolti, impedendo agli stessi di dileguarsi nell'ombra".
Per il presidente della Provincia Andrea Pieroni "vi è una perdita di identità collettiva nel momento in cui non ci ritroviamo più disponibili a sostare nella memoria, ad abitare la nostra storia attraverso lo scorrere degli eventi raccolti in frasi, dediche, sentenze, lapidi, monumenti". Si tratta di un libro che "ha anche un valore didattico, oltre a quello informativo e divulgativo, e dovrebbe essere adottato nelle scuole". Un'opera che per l'assessore Andrea Serfogli "rappresenta anche una guida per la conoscenza e la visita della città" oltre che un utile strumento "per far sì che queste lapidi possano essere conservate e restaurate".  Per il sindaco Marco Filippeschi è un libro sorprendente, "un materiale vivo" capace di "rivelarci un aspetto di Pisa che ci è quotidianamente sotto gli occhi e che può essere distrattamente osservato come qualcosa a cui siamo abituati. Può aiutarci ad avere anche un modo più lento, più meditativo di vivere la città. Ma può anche essere letto come un avvincente repertorio di storia e di arte in un arco di storia pisana che va dalla fondazione del Duomo all'inaugurazione, il 20 ottobre 2011, di corso Italia rinnovata". 
Enrico Stampacchia

Fonte:  http://www.pisainformaflash.it/notizie/dettaglio.html?nId=12413